lunedì 1 aprile 2024

La volta della Cappella Sistina

 La Volta della Cappella Sistina


Con i suoi 800 metri quadrati di pittura "a buon fresco", è il grande capolavoro di Michelangelo, uno dei cicli più importanti della pittura mondiale. L’opera fu iniziata nel maggio del 1508, subendo un’interruzione di circa un anno, dal settembre del 1510 all’agosto del 1511. La Cappella venne inaugurata solennemente da Giulio II il primo novembre del 1512.

Il programma iconografico si riconnette ai temi dipinti sulle pareti laterali, illustrando la lunga attesa dell’umanità per la venuta di Cristo, le profezie che preannunciarono questo evento e la genesi della Creazione del mondo. Tutte le figure sono inserite entro una monumentale struttura architettonica dipinta che si sovrappone alla volta reale.


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Storie Centrali

Nei rettangoli centrali sono nove scene, quattro più grandi e cinque più piccole, tratte dal libro della Genesi, con tre episodi che concernono la creazione del Mondo, tre la storia di Adamo e tre le vicende di Noè. Michelangelo iniziò a dipingere la volta da questi ultimi episodi riservandosi, forse volutamente, per un secondo tempo le scene in cui appare il Creatore.


Separazione della luce dalle tenebre


Le tre creazioni hanno inizio con il riquadro della "Separazione della luce dalle tenebre" (Genesi 1,3-4), caratterizzato dalla figura del Creatore che, avvolto entro un drappo rosa, occupa quasi tutto lo spazio a disposizione in uno scorcio prospettico molto complesso. Il dipinto fu eseguito da Michelangelo in una sola giornata di lavoro, secondo quanto hanno dimostrato i recenti studi effettuati in seguito alla pulitura.


Creazione degli astri e delle piante


La "Creazione degli astri e delle piante", scena divisa in due parti asimmetriche, in ognuna delle quali compare la figura del Signore: a destra, Egli è ripreso frontalmente, con un gesto che tutto sembra travolgere, mentre crea i cerchi del sole splendente e della più pallida luna; a sinistra, con ardita visione di spalle, Egli è raffigurato mentre dà origine al mondo delle piante (Genesi 1,12-16).


Separazione della terra dalle acque



Il terzo riquadro è quello della "Separazione della terra dalle acque" (Genesi 1,7-9), anch’esso di grande suggestione per una visione prospettica mai tentata prima.


Creazione di Adamo


La famosissima "Creazione di Adamo", composizione il cui fulcro, leggermente spostato a sinistra, è costituito dalle due mani dei protagonisti appena scioltesi dalla stretta. Splendido è il corpo di Adamo. La figura di Dio è avvolta da un drappo di colore rosa e affiancata da angeli privi di ali e dall’espressione stupefatta. È interessante notare come, in realtà, le due figure del Creatore e di Adamo siano state ottenute da un medesimo cartone preparatorio quasi a suffragare l’affermazione biblica secondo la quale "Iddio creò l’uomo a sua immagine" (Genesi 1,27).


Creazione di Eva


Da notare come nel dipinto di Michelangelo la prima donna nasca dalla viva roccia e non dalla costola di Adamo secondo il racconto biblico.


Peccato Originale



Il sesto comparto è occupato dal "Peccato Originale" (a sinistra) e dalla "Cacciata dal Paradiso Terrestre" (a destra), episodi divisi dall’albero del male sul cui tronco si avvolge il serpente e dietro cui spunta, in alto, l’Arcangelo Gabriele. L’albero, in posizione leggermente asimmetrica rispetto al centro della composizione, è cesura tra un paesaggio lussureggiante e una natura arida, espressioni del diverso determinarsi della condizione umana. Anche i corpi dei progenitori appaiono differenti dopo il peccato, quasi invecchiati, a dimostrazione di come, per Michelangelo, l’aspetto fisico sia anche espressione della spiritualità interiore.


Sacrificio di Noè


La settima scena, il "Sacrificio di Noè", riguarda il ringraziamento del Patriarca al Signore dopo il diluvio. In primo piano, l’offerta delle viscere di un ariete: "Poi Noè eresse un altare al Signore, prese di ogni specie di animali puri e di ogni specie di uccelli puri e li offrì in olocausto sull’altare" (Genesi 8,20).


Diluvio Universale


Il "Diluvio Universale", nell’ottavo riquadro, è liberamente tratto dai capitoli 7 e 8 della Genesi. Presenta a destra una tenda sotto la quale si rifugiano atterriti coloro che saranno vittime del diluvio; al centro, i pochi superstiti vengono portati in salvo da Noè che, con una barca, li avvia verso l’arca, simbolo della Chiesa, raffigurata in alto a sinistra. In primo piano, impostata su una diagonale, è descritta la salvazione: dopo il diluvio ed il ritiro delle acque, i superstiti approdano sulla terra trasportando con sé i pochi beni materiali messi in salvo. La scena è popolata da ben 60 figure che si stagliano su un fondo chiaro, in un paesaggio profondo. Fu probabilmente questo il primo episodio ad essere stato eseguito da Michelangelo: da allora in avanti l’artista preferirà immagini più grandi, con scorci sempre arditi e compositivamente complessi. Uno scoppio avvenuto nel 1797 nel deposito delle polveri di Castel Sant’Angelo, ha purtroppo fatto crollare una parte del cielo dove, come dimostrano stampe cinquecentesche, era rappresentato un fulmine.


Ebbrezza di Noè


Segue, nel nono riquadro quello più vicino all’ingresso originario della Cappella, l’"Ebbrezza di Noè" (Genesi 9,20-23 ), che rappresenta la ripresa della vita e dell’attività agricola sulla terra. "Noè cominciò a fare l’agricoltore e piantò una vigna; ne bevve il vino, s’inebriò e dormiva ignudo in mezzo alla sua tenda. Cam, padre di Canaan, vide la nudità di suo padre e corse fuori a dirlo ai suoi fratelli. Ma Sem e Jafet presero un mantello, se lo misero sulle spalle, e camminando all’indietro, coprirono le nudità del loro padre; e siccome avevano la faccia volta indietro non videro le sue nudità".



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I Pennacchi  angolari

Nei quattro pennacchi angolari sono raffigurati episodi che alludono alla salvazione del popolo d’Israele. Iniziando dalla parte dell’antico ingresso si trovano:


Giuditta e Oloferne


, "Giuditta e Oloferne": è qui illustrato il momento in cui la giovane fanciulla ebrea, fatto ubriacare e ucciso il generale assiro Oloferne, che aveva avuto ordine dal re babilonese Nabucodònosor di muoverecontro l’esercito israeliano, ne consegna la testa alla sua ancella (Giuditta 13,8-10).


Davide e Golia


Il pennacchio con l’episodio di "Davide e Golia": durante la guerra tra Ebrei e Filistei, il giovane Davide ebbe il coraggio di battersi contro il gigante Golia, che aveva giurato che avrebbe ridotto il popolo ebraico in schiavitù, se fosse riuscito a sconfiggere l’esercito giudeo (1 Samuele 17,41-51).


Serpente di bronzo


il "Serpente di bronzo", a rievocare l’episodio biblico in cui il Signore inviò serpenti contro gli Israeliti; essi infatti, marciando verso la terra promessa, scoraggiati dalle fatiche, avevano suscitato contro di loro la Sua ira e quella di Mosè (Numeri 21,8); pentitosi del suo comportamento, il popolo in marcia nel deserto fu perdonato: Iddio disse dunque a Mosè di foggiare un serpente di bronzo; chiunque, dopo essere stato morso da un serpente, lo avesse guardato, si sarebbe salvato.



Punizione di Amàn


lLa "Punizione di Amàn", episodio tratto dal libro di Ester, che ricorda la morte di un giovane visir di nome Amàn; questi aveva fatto promulgare un editto contro gli Ebrei, in base al quale chiunque non si fosse inchinato di fronte al re sarebbe stato ucciso. Ma Ester, moglie di un re persiano, riuscì a far ritirare il decreto, salvando in questo modo il popolo d’Israele, e a mandare a morte il visir Amàn. Le vele sono sormontate da ignudi bronzei in pose simmetriche e da bucrani (teschi di buoi), motivo ornamentale classico che allude ai rituali sacrificali.


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Sibille e Profeti

Nella fascia esterna, seduti su possenti troni delimitati da putti nudi monocromi su plinti, trovano posto le splendide figure dei sette Profeti biblici e delle cinque Sibille pagane: hanno in comune l’aver preannunciato la venuta di Cristo. I vari personaggi sono accompagnati, in secondo piano, da angeli o putti che ne sottolineano la funzione. Ognuno è ripreso nell’atto di leggere un libro o srotolare una pergamena, impegnato in uno straordinario sforzo spirituale e fisico al tempo stesso. Tra le figure più belle la Sibilla Delfica, ed i profeti Ezechiele e Giona: quest’ultimo è rappresentato accanto al pesce entro cui rimase per tre giorni, lo stesso tempo di permanenza di Cristo nel sepolcro prima della Resurrezione.

Zaccaria




Gioele




Sibilla Delfica




Sibilla Eritrea




Isaia




Ezechiele




Sibilla Cumana




Sibilla Persica




Daniele




Geremia




Sibilla Libica




Giona




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Vele 

Nelle lunette e nelle vele ,  Michelangelo ha rappresentato gli Antenati di Cristo, anticipatori della sua venuta e quindi della Redenzione. 
Essi sono elencati all'inizio del Vangelo di Matteo, che a partire da Abramo riporta i nomi di quaranta progenitori di Cristo, rappresentati qui non tanto come immagini storiche quanto come figurazioni simboliche di un'umanità colta in varie attitudini e soprattutto nel suo costituirsi in nuclei familiari. 

Vela sopra Zorobabele, Abiud ed Eliachim




Vela sopra Giosia, Ieconia e Salatiel




Vela sopra Ozia, Ioatam e Acaz





Vela sopra Ezechia, Manasse e Amon





Vela sopra Roboamo e Abia





Vela sopra Asaf, Giosafat e Ioram





Vela sopra Salmòn, Booz e Obed





Vela sopra Iesse, Davide e Salomone






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Ignudi




Le scene della Genesi sono contornate dagli Ignudi, straordinarie figure maschili, dalla possente corporatura, che forse alludono alla bellezza dell’uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio: seduti sopra cubi di marmo, con pose "avvitate", essi sostengono festoni o tendono nastri cui sono legati grandi medaglioni di bronzo con scene ancora tratte dall’Antico Testamento. Notevole è la loro funzione compositiva, perché interrompono la continuità delle membrature e legano i diversi riquadri della Genesi. È stato osservato che "la loro presenza, su ciascuno dei quattro risalti, serve ad inquadrare nel modo apparentemente più spontaneo le scene minori, e quindi svolge un compito essenziale nel ritmo alterno dei nove scomparti


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