Giudizio Universale
Seppure ispirata ai testi biblici, in particolare al libro dell’Apocalisse, nonché alla Divina Commedia di Dante Alighieri, prevale nell’opera di Michelangelo la tragica visione filosofica dell’artista: al centro è Cristo che, affiancato dalla Madonna, con un semplice movimento delle braccia decide l’ineluttabile destino ultraterreno degli uomini; per alcuni vi sarà la salvezza (rappresentata dalle figure, a sinistra, che salgono verso il cielo), per i più vi sarà la condanna alla dannazione (i nudi, a destra, che precipitano verso l’Inferno).
A sinistra del Cristo sono riconoscibili: Sant’Andrea, di spalle, con la sua croce; San Giovanni Battista, dal corpo possente, che potrebbe rappresentare Adamo. In basso si trovano invece: San Lorenzo, con una scala per ricordare il supplizio subìto su una graticola posta sopra carboni ardenti; San Bartolomeo, che tiene in mano una pelle umana svuotata della carne (secondo alcuni, sarebbe il ritratto di Michelangelo). A destra è possibile distinguere: San Pietro, con il volto del papa committente Paolo III che porge le chiavi, una argentata e l’altra dorata; al di sotto San Biagio, che mostra i pettini di ferro della sua tortura e Santa Caterina d’Alessandria, con una mezzaluna dentata, allusiva al modo in cui fu martirizzata (queste due figure, soprattutto la prima, hanno subìto un consistente rifacimento nel 1565 per correggerne la posa, considerata impudica); a fianco è San Sebastiano, inginocchiato e con le frecce in mano. Poco più in basso sempre a destra, è la celebre figura di un dannato nell’atto di coprirsi un occhio, spaventato dalla terribile visione. Da sottolineare, ancora, la scena che ha come protagonista Caronte, mitico traghettatore presente nell’Eneide di Virgilio e nella Divina Commedia di Dante: egli spinge le anime dei peccatori fuori dalla barca verso l’Inferno per abbandonarli al loro drammatico destino. Questo gruppo è concluso, verso l’angolo, dalla figura di Biagio da Cesena, cerimoniere papale che aveva giudicato l’opera di Michelangelo degna di una sala da bagno o di una osteria: per vendicarsi, l’artista lo aveva rappresentato con le sembianze di Minosse, uno dei giudici dell’aldilà nella mitologia greco-romana, nell’atto d’indicare ai dannati il girone cui erano destinati, attraverso il numero delle spire di serpente avvolte sul suo corpo. Nell’alto dell’affresco, infine, sono rappresentati i simboli della passione di Cristo: la croce, la corona di spine, i dadi con cui giocarono le guardie, la colonna della Flagellazione, la spugna con cui era stato abbeverato.
A causa delle decisioni del Concilio di Trento, chiusosi nel 1563 con la raccomandazione di fare eseguire negli ambienti sacri soltanto opere che avessero decoro e fossero conformi alle sacre scritture, gli affreschi del "Giudizio Universale" vennero nel 1565 ritoccati da un allievo di Michelangelo, Daniele da Volterra, che applicò veli e perizomi per coprire le nudità delle figure, venendo per questo soprannominato "il braghettone". Altri interventi furono eseguiti per lo stesso motivo alla fine del Cinquecento e nei due secoli successivi.

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